FARO’ DELLA MIA ANIMA UNO SCRIGNO

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Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

Kahlil Gibran

SONO IL SILENZIO!

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Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola.
Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E’ contrario al mio carattere schivo e riservato.
Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza!
Ecco, quindi, qualcosa di me.
Intanto le mie origini sono assolutamente nobili.
Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante.
Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto!
Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore!
Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano!
Io, invece, sì.
Io sono un’officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa.
Io sono come l’uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no?
Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati…
Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte.
No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità.
Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle…
Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia.
Io sono il sentiero che conduce al paese dell’anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio!
Ecco qualcosa di me.
Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere.
Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole:
Custoditemi e sarete custoditi!
Proteggetemi e sarete protetti!
Dal vostro primo alleato
Il Silenzio

COME SCRIVI….TU SEI…

alessandra 9Grafologia…l’arte di imparare a conoscere e a conoscersi attraverso la scrittura…

Sabato 4 marzo, presso la Sala conferenze del Centro di Spiritualità Sul Monte di Castelplanio, Suor Anna Maria Vissani, consulente grafologa della personalità, ha invitato genitori ed educatori a riflettere su un aspetto a volte sottovalutato: come scrivono i vostri figli? La partecipazione è stata sorprendente; la salta era piena! Molto spesso la scrittura di un ragazzino viene giudicata superficialmente da genitori ed insegnanti, quante volte capita di sentire: “Mio figlio scrive malissimo, non si capisce nulla!” oppure “I quaderni di questo ragazzo sembrano un libro stampato!” ma realmente alla scrittura possiamo soltanto dare un giudizio prettamente estetico? La conferenza, tenuta dalla Dott.ssa Alessandra Cervellati, ha aperto una finestra sul mondo della grafologia evolutiva suscitando l’interesse dei tanti intervenuti e mostrando quanto realmente possiamo leggere negli scritti dei nostri ragazzi. Nel corso della serata la relatrice, consulente grafologa e Presidente A.G.I. Emilia Romagna, ha approfondito come la scrittura di un ragazzino, già a partire dagli 8, 9 anni può realmente aiutarci a comprendere il suo mondo emozionale così ricco e complesso che nella maggior parte dei casi rimane sconosciuto agli adulti. Nella realtà odierna, epoca della “comunicazione” interplanetaria attraverso mezzi sempre più virtuali, delle mail, dei messaggi, delle abbreviazioni, della correzione col T9, osservare la scrittura come gesto ed espressione di se stessi può realmente avvicinarci ai nostri ragazzi e aiutarci a riaprire un dialogo con quanti saranno gli adulti del futuro. (Agnese Piccioni)

Cosa è la grafologia? La risposta a questo interrogativo ha guidato gli incontri del corso tenuto nel mese di febbraio 2017.

Quanto è difficile oggi scrivere una lettera, un messaggio, una richiesta senza l’utilizzo del pc? Siamo più capaci di scrivere? Ma soprattutto come sarebbe la nostra scrittura? Quali forme daremmo alle nostre parole, ai singoli segni, al calibro, ai legamenti? Che cosa sta a significare una scrittura che non ha spazio tra le singole lettre o tra parole o ne ha troppo? Insomma, come scriviamo ognuno di noi? Quanti interrogativi che possono sembrare anacronistici nell’era dell’informatica e che invece non lo sono affatto e ai quali Suor Anna Maria Vissani ha cercato di rispondere con il metodo grafologico Morettiano, Un corso, con 24 iscritti, che ha tenuto presso il Centro Pastorale di via L.  Lotto a Jesi nel mese di febbraio 2017, conclusosi nel pomeriggio del 5 marzo con una “maratona grafologica” che ha visto la partecipazione e la lezione magistralis tenuta dalla Dott.ssa ALESANDRA CERVELLATI, presidente dell’Associazione Grafologi Italiani dell’Emilia Romagna (A.G.I.).

“SCRIVERE” è stata una tappa fondamentale per lo sviluppo dell’umanità, tanto che per secoli fu considerata un’attività sacra, spesso riservata a una casta sacerdotale.

La Grafologia è una scienza umana sperimentale, che ha come oggetto di studio il Gesto Grafico Spontaneo, ovvero lo scarabocchio, il disegno, la firma e la scrittura. Alla luce di quanto detto sopra, il grafologo quindi analizza quel processo espressivo così personale e così profondamente individualizzante che coniuga il messaggio verbale scritto con il linguaggio simbolico e non verbale.Attraverso importanti e rigorosi studi scientifici, i neurofisiologi sono giunti alla conclusione che il gesto grafico è il movimento più complesso e raffinato che l’uomo possa produrre, perché investe molteplici piani della realtà neuro-fisio-psicologica del soggetto scrivente: dall’aspetto percettivo a quello sensoriale, la relazione col mondo archetipico, le funzioni espressive del corpo, l’ambito mnemonico, visivo, midollare, muscolare, emotivo conscio e inconscio. Pertanto il tracciato grafico descrive una mappa a tutto tondo del nucleo vitale dell’individuo. L’interpretazione di questo movimento permette quindi allo studioso del. Gesto scrittorio, il Grafologo appunto, di indagare in ampiezza e in profondità la personalità dello scrivente, conoscendone le modalità di approccio con la realtà, il quadro biotipologico, il tipo e le specificità della sua intelligenza, le capacità comunicative, il temperamento, l’affettività, i conflitti risolti e non risolti.

L’indagine grafologica, prendendo spunto dalle tendenze individuali poste in relazione alle tracce del vissuto, mette in luce un ritratto dello scrivente -nel momento in cui ha vergato lo scritto- per poterlo comprendere nel “qui ed ora” ma anche in un percorso di maturazione umana dall’età evolutiva all’età adulta.

Suor Anna Maria Vissani, del Centro di  Spiritualità delle Adoratrici del Sangue di Cristo “Sul Monte” di Castelplanio (An), Grafologa della personalità e Counselor,  ha dato ai partecipanti alcune chiavi interpretative dei segni grafologici che incidiamo inconsapevolmente sulla carta con la scrittura manuale…segni che delineano chiaramente le caratteristiche della nostra personalità.

Oggi lo studio grafologico e l’intervento di un grafologo viene sempre più richiesto negli

ambienti di lavoro pubblici e privati, per migliorare la produttività, la socialità, la comunicazione e capire le capacità attitudinali dell’individuo candidato in un determinato ruolo lavorativo. E’ anche necessario nell’ambito educativo e nell’orientamento degli adolescenti e dei giovani. Infatti durante il corso ci siamo più volte chiesti: “Quanto sarebbe utile l’intervento di un grafologo nella scuole italiane?” Sicuramente aiuterebbe gli insegnanti a comprendere e ad intervenire là dove si presentassero situazioni di disagio e di difficoltà… aiuterebbe a essere consapevoli e a sviluppare quelle potenzialità che ognuno di noi ha. Soprattutto non ci dimentichiamo che imparare a conoscere e conoscersi meglio migliorerebbe la nostra comunicazione e le nostre relazioni sia con noi sia con gli altri.

Un grande grazie e un plauso va alla nostra insegnante Anna Maria Vissani, che con

semplicità e chiarezza, seguendo il metodo grafologico “Morettiano”, ci ha indicato come

iniziare a leggere e interpretare lo scarabocchio, il disegno e la scrittura.

Non posso far altro che invitare tante più persone a seguire i suoi corsi, da poter così “indagare in ampiezza e in profondità” le nostre personalità, attraverso uno studio avvincente, coinvolgente e convincente.

(Consuelo Cecchini)

 

ARTICOLO GRAFOLOGIA bis

«Dio se non lo cerchi lo trovi»

«Dio se non lo cerchi lo trovi»
Meister Eckhart
 
150660_124317041071780_17095551_nPregare non è dire preghiere. E tantomeno un domandare per avere. È un aprirsi per essere, via d’illuminazione per il compimento dell’umano. Un radicale sì alla vita. Uno sperimentare Dio talmente sopra tutto, che nulla se ne può dire. Per questo lo si pregherà ancor meglio tacendo.
Ma esiste una modalità per accedere e venire in contatto con questo luogo interiore, dove riposa la luce della vita? Sì, si tratta di un atteggiamento da acquisire, che potremmo definire capacità. La preghiera è infatti un divenire capaci. Ma stiamo attenti, non nel senso d’essere capaci «di fare» qualcosa (mentalità ancora utilitaristica), ma semplicemente di accogliere. Un contenitore è capace perché vuoto, e in questo modo in grado di riceve un contenuto; esso non deve fare e produrre nulla. Così la preghiera rende semplicemente capaci, non di fare ma di accogliere il tutto.
La preghiera informa la vita, dà un colore diverso e una direzione nuova a tutto ciò che facciamo, alle nostre relazioni, alle nostre parole, ai nostri gesti. E ci si accorgerà man mano che in quell’acqua che potrà anche giungere alla gola, non si affonderà, perché si sta acquisendo una modalità di vita che permette di rimanere a galla, si sta vivendo una profondità diversa e uno spessore altro. Chi prega sta di casa nel proprio cuore, sereno per aver trovato la pace in quella caverna interiore che è il centro di sé, castello interiore certo, sicuro e inespugnabile.
La preghiera è l’aprirsi all’azione dello Spirito, che ci trasforma da carbone in diamante, e questo perché ci facciamo lentamente capaci di lasciarci attraversare dalla luce, capacità appunto del diamante, negata al carbone. Ognuno potrà così accettare serenamente il proprio materiale di costruzione di partenza, per quanto simile al carbone possa essere. Dio trasforma. Come mutò l’acqua in vino a Cana, potrà trasformare anche la torba in diamante.
Essere cristiani vorrà dunque dire diventare Dio, e divenirne consapevoli è il compito della nostra vita. Tutta l’etica, ossia il nostro vivere quotidiano, scaturirà da questo nostro lento «ascendere» verso il nostro compimento, il nostro cammino di cristificazione. «Agere sequitur esse(l’agire segue, è conseguente l’essere)», diceva Tommaso. Va così in frantumi un certo moralismo stantio che insisteva tanto sul buon comportamento, pensando che da solo fosse sufficiente a rendere buono l’uomo.
La meditazione è semplice affidamento al Cristo già presente in noi, «luce che brilla nelle tenebre» (Gv 1,5). Attraverso la meditazione questa luce, energia infinita presente in noi, illumina il nostro intero essere, per cui meditare altro non è che via all’illuminazione. Si diventa in un certo senso diafani e non perché ci si è impegnati a porre un atto morale, ma piuttosto attraverso un non-fare, un non-operare.
Dire che Dio è Padre quando siamo nelle nostre comode case, nella nostra preghiera di routine, quando tutto sommato non siamo sbattuti da venti contrari, lascia un po’ il tempo che trova. È nella notte più profonda che impariamo a riconoscere il vero volto di Dio; è nella fatica del vivere che va definendosi chi è Dio per noi. (Paolo Scquizzato)

E’ per le anime ….pace profonda

foto1[1]Il salmo è per le anime calma profonda,

dispensatore di pace,

acquieta l’onda tumultosa dei pensieri,

mitiga i furori dell’animo,

frena le intemperanze.

Il salmo concilia l’amicizia,

nell’unità riconcilia i separati,

dirime le inimicizie.

Chi può ancora ritenere nemico

colui col quale ha elevato a Dio un unico canto?

Sicché la salmodia procura anche il massimo dei beni:

l’amore, proponendo il canto comune qual vincolo di unità

e componendo armonicamente il popolo nella sinfonia di un solo coro.

Il salmo fuga i demoni,

richiama l’aiuto degli angeli,

è scudo negli incubi notturni,

sollievo alle fatiche diurne.

È voce della Chiesa: allieta le festività, crea afflizione secondo Dio,

perché trae lacrime pure da un cuore di pietra.

Il salmo è occupazione degli angeli,

vita celeste, incenso spirituale.

(San Basilio, PG 29,212C-213A)

La preghiera

imgresPreghiera: bisogno intimo dell’uomo,

desiderio profondo del cuore

di respirare nello stesso respiro di Dio.

Creati dall’Amore

perchè entrassimo in comunione con Lui,

la preghiera è come un bacio,

in questo gioco di relazione.

La nostra giornata volge al suo compimento,

carica delle fatiche e delle gioie.

E come il nostro corpo cerca riposo,

il cuore cerca la pace.

Chi custodirà ogni cosa lieta accaduta?

Chi volgerà in acque tranquille e pacificate

ogni nostro affanno?

Possiamo posare fiduciosi

ogni cosa nel cuore del Signore Gesù

e nelle braccia tenere di Maria.

Scrive Santa Teresa D’Avila:

“La preghiera, altro non è

che un intimo rapporto di amicizia,

un frequente trattenimento da solo a solo

con Colui, da cui sappiamo di essere amati”.

E se la preghiera è  respiro, vita,

intimità profonda e desiderio,

non c’è uomo che non preghi,

solo colui che non sa di pregare.

(am.vissani e c. filipponi)

 

TU BONTA’ ED IO PICCOLEZZA

 

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Immensa dimora

utero di pace

Respiro soave di tenero amore

Cerco la luce

Tu sei calore

Sei ossigeno di vita

Velo che avvolge

Ripara da ogni pericolo

Tu sei luce

Dentro le acque dell’universo

Avvolta da tenero amore

Sussurro vita

Perché Tu sei la vita.

Tu sei nutrimento

In quel buio di pace

Dentro le tenebre della prova

Desidero uscire

Eppure ho bisogno della lunga notte

Per far germogliare vita.

Ed io sono creatura

Fragile piccola cosa

Agli occhi tuoi che ami

Il piccolo e l’ultimo

Sono fragile

Signore

Come un piccolo seme

gettato in un solco nascosto

di questa terra

che tu ami

E attendi piccoli Sospiri

verso il fiat

del compimento finale.

PACE

img_20160815_1959043La nonviolenza è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così. Quando Madre Teresa ricevette il premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiarò chiaramente il suo messaggio di nonviolenza attiva: «Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri […] E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo».7 Perché la forza delle armi è ingannevole. «Mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita»; per questi operatori di pace, Madre Teresa è «un simbolo, un’icona dei nostri tempi».8 Nello scorso mese di settembre ho avuto la grande gioia di proclamarla Santa. Ho elogiato la sua disponibilità verso tutti attraverso «l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi».9 In risposta, la sua missione – e in questo rappresenta migliaia, anzi milioni di persone – è andare incontro alle vittime con generosità e dedizione, toccando e fasciando ogni corpo ferito, guarendo ogni vita spezzata.

La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia. (Papa Francesco)