uomo e sole che sorge

LA SPERANZA

SUL MONTE DELLA TRASFIGURAZIONE
Ciò che è avvenuto sul Monte Tabor è indicibile, chi può descriverlo adeguatamente? Qui Marco, affinché il lettore comprenda la straordinarietà dell’evento, si serve di un’immagine efficace, espressa in modo semplice, in vernacolo, facendo uso di uno stile che ci può anche sorprendere. L’evangelista più antico parla un greco semplice, non padroneggia questa lingua in modo tale da renderla elegante, come invece fa Luca, e per questo si serve del paragone, appena citato, con il lavoro del lavandaio.
 Certamente i tre evangelisti sinottici, pur con le loro differenze di stile, non sapevano narrare la trasfigurazione di Gesù con la profondità teologica dei padri della chiesa greca, quando leggeranno questo bianco splendente come “energie increate” presenti nel corpo di Gesù, il Figlio di Dio. Tuttavia il messaggio di Marco ha la stessa qualità teologica degli altri due, e la teofania da lui presentata non risulta più povera o mancante.
 Evidenzio questo, pensando al modo di esprimersi di papa Francesco, criticato e spesso anche disprezzato perché a volte si esprime effettivamente in vernacolo, in modo da essere capito da tutti, servendosi di un linguaggio semplice, lontano dal dettato di una lezione teologica. Attenzione, dunque, e “chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!” (Mc 4,9), come Gesù ha più volte ripetuto…
 Il bianco è la luce, è il colore del mondo celeste (cf. Dn 7,9), del cielo aperto, e niente sulla terra gli si avvicina. Anche gli angeli della resurrezione (cf. Mc 16,5 e par.; Gv 20,12) e quelli dell’ascensione al cielo, secondo l’iconografia tradizionale, sono vestiti di bianco. Insomma, luminosità straordinaria! Gesù appare dunque trasfigurato, e dal suo corpo emana luce, come la emanava il volto di Mosè (cf. Es 34,29-35), come la emana il Figlio dell’uomo nelle visioni apocalittiche di Giovanni (cf. Ap 1,12-16). Accanto a Gesù “apparve Elia con Mosè, e conversavano con Gesù”: la Profezia e la Legge, delle quali Gesù è interprete e compimento.
 Di fronte a tale “visione”, Pietro parla in modo inappropriato, balbetta, non sa cosa dire, se non che occorrerebbe fermare, arrestare quell’evento, renderlo definitivo. Così tutto sarebbe compiuto senza la passione e la croce… Ma questo “congelamento” dell’esperienza non è possibile, e infatti una nube luminosa copre tutti i presenti, mentre una voce proveniente da essa proclama: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!” (cf. Sal 2,7; Gen 22,2; Dt 18,15).
 Se al battesimo la voce del Padre era risuonata solo per Gesù (cf. Mc 1,11), qui invece la rivelazione è anche per i tre discepoli. E l’invito è quello decisivo per ogni discepolo di Gesù, di ogni tempo: occorre ascoltare lui, il Figlio, che è il Kýrios, il Signore! Ascoltare lui, non le proprie paure, non i propri desideri, non le proprie immagini e proiezioni su Dio. Sì, anche per vedere e ascoltare Dio (“Shema‘…”: Dt 6,4) ormai occorre vedere e ascoltare Gesù.
 E subito dopo nessuna luce, nessuna voce, nessuna presenza: solo Gesù con i tre discepoli, Gesù con loro come lo era stato sempre. Un uomo, un compagno che scende dal monte per compiere il suo cammino verso Gerusalemme, verso la morte che attende ogni giusto, ogni vero figlio di Dio.
  (tratto da www.monasterodibose.it)

 

PREGHIERA DEL NOME

CIMG0445papaveri-zum[1]La dolce memoria di Gesù

è fonte della più alta gioia del cuore; ma più dolce del miele e di ogni altra realtà è la sua dolce presenza. Nessun canto è più soave, nessun ascolto più lieto, nessun pensiero più caro del Nome di Gesù, Figlio di Dio. Gesù, speranza dei penitenti, come sei misericordioso verso chi Ti invoca, come sei ricco di bontà verso chi Ti cerca; ma quale sorpresa riservi a chi Ti trova? . Nessun lingua lo può ridire, nessuna scrittura lo può esprimere: solo chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù, Figlio di Dio. Sii Tu, Gesù, il nostro gaudio, Tu il premio futuro, Tu la nostra gloria, sempre per tutti i secoli. Amen.  

PREGA ANCHE COSI’:

Signore Gesù imprimi in me il Tuo Nome a lettere di fuoco. Che tutto il mio essere, in ogni sua fibra, ne sia contrassegnato. Che io lo pronunzi con la stessa dolcezza con cui affiorò alle labbra dell’angelo Gabriele e lo hanno ripetuto migliaia di volte Maria, Giuseppe e gli apostoli. Purificami col fuoco dello Spirito, perché mi lasci riempire dallaforza salvifica del santo Nome ed io sia trasformato dalla sua incessante ripetizione. Guariscimi, custodiscimi, illuminami. Che lo Spirito Santo realizzi in me il sigillo del Tuo Nome come un tau scolpito sulla fronte ed io sia capace di irradiarlo in ogni parola e gesto, perché tutta la mia esistenza divenga una lode vivente della Trinità. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 RIPOSA IN LUI:

«Siedi in silenzio e in solitudine. China il capo. Chiudi gli occhi. Respira dolcemente. Guarda con l’immaginazione nel tuo cuore. Raccogli la mente, porta i pensieri dalla testa al cuore. Ad ogni respiro ripeti a fior di labbra o solo con la mente: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me!” Sforzati di escludere ogni pensiero estraneo. Sii sereno. Sii paziente. Rinnova spesso questo esercizio».(da Il pellegrino Russo)3

UNA BELLA ESPERIENZA DI CHIESA

preghiera

La vita consacrata interessa ? Interessa che ci sia nella chiesa ?  I preti e diaconi si sono ritrovati nell’incontro mensile  ( giovedi 12 fabbraio u.s.) attorno a questo interrogativo . E’ stato necessario rispondere anche alla domanda : la vita consacrata è essenziale per la chiesa ?  Il papa ( che è anche un consacrato )  nel suo messaggio si rivolge ai Vescovi  e invita ad “accogliere cordialmente e con gioia la vita consacrata come un capitale spirituale che contribuisce al bene di tutto il corpo di Cristo (cfr Lumen gentium, 43) e non solo delle famiglie religiose. «La vita consacrata è dono alla Chiesa, nasce nella Chiesa, cresce nella Chiesa, è tutta orientata alla Chiesa».

Quest’ultima  espressione viene proprio da un discorso del Card. Bergoglio al Sinodo del 1994 sulla vita consacrata, espressione sottolineata e spiegata da sr Anna Maria Vissani, che presiede l’Unione delle Religiose nelle Marche  e che è stata relatrice in questo incontro . Il suo taglio teologico-pastorale  ha fatto emergere la “pluridimensionalità” della Chiesa , o “pluriformità” che da ordine e dà senso ai diversi carismi nella Chiesa. Nel santo e fedele popolo di Dio , c’è necessariamente la vita consacrata. E’ un discorso che in diocesi è stato affrontato nelle due assemblee e che con questa dimensione della vita consacrata  si illumina ancora meglio. La Vita consacrata partecipa di questo sensus ecclesiae , del senso di popolo di Dio che nel suo insieme, è infallibile in credendo come afferma Lumen Gentium 2.  Ne deriva che ogni forma della vita consacrata deve partecipare e non allontanarsi dal quel “sentire nella fede” che è di tutto il popolo santo di Dio.  Ci ha tenuto a dire sr Anna Maria che questo richiamo è prima di tutto per le comunità di religiosi e religiose che non possono vivere al margine della chiesa locale e non possono rinnovarsi tornando a fondamentalismi e spiritualismi  ai margini del reale. Lo stesso istituto dell’”esenzione” che porta una famiglia religiosa  internazionale a  organizzarsi  a livelli piu’ alti, non dà il permesso di uscire dal particolare della chiesa locale. Sarà compito della chiesa locale accogliere, valorizzare e integrare ogni comunità di consacrati/e.  La sua proposta è stata poi anche quella del rapporto tra il mondo di Dio e il mondo terreno Ormai è chiaro che ogni consacrazione non deve nascere e crescere come “fuga mundi”.  Come afferma Lumen Gentium 44 la vita consacrata  è segno del Regno che è presente e deve venire, segno della vita nuova e della risurrezione futura. Non può essere compresa dentro l’utilità sociale  e basta, come è facile per i mass media.

L’altro relatore della mattina a è stato padre Ferdinando Campana,  provinciale dei Minori e  responsabile del CISM   che è l’organismo di raccordo tra tutte le Istituzioni di consacrati delle Marche. Ci ha fatto il regalo di uno studio teologico ricco di Padre Valentino Natalini sulla Vita Consacrata nella Chiesa.  L’abbiamo ascoltato altre volte noi di Jesi, specialmente quando teneva le lezioni sulla Chiesa nella scuola di Formazione teologica.  La vita consacrata è una capitolo della ecclesiologia, non della escatologia. La Vita consacrata è addirittura un riflesso della vita trinitaria, secondo i padri della Chiesa. E’ un carisma dello Spirito.  Nella discussione successiva i preti e diaconi si sono concentrati sull’approfondimento di questo carisma , in rapporto al Battesimo, prima e fondamentale consacrazione .  La preoccupazione della scomparsa della vita consacrata nelle nostre chiese ( i  numeri parlano chiaro)  deve interrogare  tutti, perché se è il Regno di Dio da annunciare, celebrare, vivere, non può mancare questo segno.  In una condizione  esistenziale appiattita sul presente e sull’orizzonte dei problemi “materiali” che pure sono urgenti e ai quali lungo la storia i fondatori e le fondatrici hanno voluto dare risposta , la vita consacrata ha la missione profetica di  esprimere lo sguardo compassionevole di Dio sul’umanità di oggi  e indicare, con la vita, prima che con le parole, lo stile da acquisire. Il Vescovo ha ricordato che  ci saranno altri momenti per vivere insieme , tra religiosi, religiose, preti e diaconi, questo anno voluto dal Papa. Una bella esperienza di chiesa. (dMariano Piccotti)

 

10272565_279701825533300_352111064129395658_o[1]

CHIESA DI COMUNIONE

 

La vita consacrata interessa ? Interessa che ci sia nella chiesa ?  I preti e diaconi si sono ritrovati nell’incontro mensile  ( giovedi 12 fabbraio u.s.) attorno a questo interrogativo . E’ stato necessario rispondere anche alla domanda : la vita consacrata è essenziale per la chiesa ?  Il papa ( che è anche un consacrato )  nel suo messaggio si rivolge ai Vescovi  e invita ad “accogliere cordialmente e con gioia la vita consacrata come un capitale spirituale che contribuisce al bene di tutto il corpo di Cristo (cfr Lumen gentium, 43) e non solo delle famiglie religiose. «La vita consacrata è dono alla Chiesa, nasce nella Chiesa, cresce nella Chiesa, è tutta orientata alla Chiesa». Quest’ultima  espressione viene proprio da un discorso del Card. Bergoglio al Sinodo del 1994 sulla vita consacrata, espressione sottolineata e spiegata da sr Anna Maria Vissani, che presiede l’Unione delle Religiose nelle Marche  e che è stata relatrice in questo incontro . Il suo taglio teologico-pastorale  ha fatto emergere la “pluridimensionalità” della Chiesa , o “pluriformità” che da ordine e dà senso ai diversi carismi nella Chiesa. Nel santo e fedele popolo di Dio , c’è necessariamente la vita consacrata. E’ un discorso che in diocesi è stato affrontato nelle due assemblee e che con questa dimensione della vita consacrata  si illumina ancora meglio. La Vita consacrata partecipa di questo sensus ecclesiae , del senso di popolo di Dio che nel suo insieme, è infallibile in credendo come afferma Lumen Gentium 2.  Ne deriva che ogni forma della vita consacrata deve partecipare e non allontanarsi dal quel “sentire nella fede” che è di tutto il popolo santo di Dio.  Ci ha tenuto a dire sr Anna Maria che questo richiamo è prima di tutto per le comunità di religiosi e religiose che non possono vivere al margine della chiesa locale e non possono rinnovarsi tornando a fondamentalismi e spiritualismi  ai margini del reale. Lo stesso istituto dell’”esenzione” che porta una famiglia religiosa  internazionale a  organizzarsi  a livelli piu’ alti, non dà il permesso di uscire dal particolare della chiesa locale. Sarà compito della chiesa locale accogliere, valorizzare e integrare ogni comunità di consacrati/e.  La sua proposta è stata poi anche quella del rapporto tra il mondo di Dio e il mondo terreno Ormai è chiaro che ogni consacrazione non deve nascere e crescere come “fuga mundi”.  Come afferma Lumen Gentium 44 la vita consacrata  è segno del Regno che è presente e deve venire, segno della vita nuova e della risurrezione futura. Non può essere compresa dentro l’utilità sociale  e basta, come è facile per i mass media. L’altro relatore della mattina a è stato padre Ferdinando Campana,  provinciale dei Minori e  responsabile del CISM   che è l’organismo di raccordo tra tutte le Istituzioni di consacrati delle Marche. Ci ha fatto il regalo di uno studio teologico ricco di Padre Valentino Natalini sulla Vita Consacrata nella Chiesa.  L’abbiamo ascoltato altre volte noi di Jesi, specialmente quando teneva le lezioni sulla Chiesa nella scuola di Formazione teologica.  La vita consacrata è una capitolo della ecclesiologia, non della escatologia. La Vita consacrata è addirittura un riflesso della vita trinitaria, secondo i padri della Chiesa. E’ un carisma dello Spirito.  Nella discussione successiva i preti e diaconi si sono concentrati sull’approfondimento di questo carisma , in rapporto al Battesimo, prima e fondamentale consacrazione .  La preoccupazione della scomparsa della vita consacrata nelle nostre chiese ( i  numeri parlano chiaro)  deve interrogare  tutti, perché se è il Regno di Dio da annunciare, celebrare, vivere, non può mancare questo segno.  In una condizione  esistenziale appiattita sul presente e sull’orizzonte dei problemi “materiali” che pure sono urgenti e ai quali lungo la storia i fondatori e le fondatrici hanno voluto dare risposta , la vita consacrata ha la missione profetica di  esprimere lo sguardo compassionevole di Dio sul’umanità di oggi  e indicare, con la vita, prima che con le parole, lo stile da acquisire. Il Vescovo ha ricordato che  ci saranno altri momenti per vivere insieme , tra religiosi, religiose, preti e diaconi, questo anno voluto dal Papa. Una bella esperienza di chiesa. dMariano Piccotti

5539_foto2[1]

Matrimonio-sacramento e sponsalità-consacrata

Benedico il Signore per la felice coincidenza dell’Anno della Vita Consacrata con il Sinodo sulla famiglia. Famiglia e vita consacrata sono vocazioni portatrici di ricchezza e grazia per tutti, spazi di umanizzazione nella costruzione di relazioni vitali, luoghi di evangelizzazione. Ci si può aiutare gli uni gli altri. (Papa Francesco) La verginità-consacrata svela la sua identità profonda solo se illuminata dal sole della Comunione: ha pertanto un costitutivo significato “nuziale”. Da qui la distinzione tra sponsalità consacrata e coniugalità-sacramento. Verginità e matrimonio sono due possibilità per il cristiano, due modalità di realizzare pienamente la comune vocazione all’amore, due forme di fecondità: spirituale l’una, fisica e spirituale l’altra». Dunque: la scelta della verginità-consacrata è rinuncia alla “coniugalità”, ma non alla “sponsalità”. Ecco perché la verginità non va confusa con la condizione semplicemente celibataria. La verginità-consacrata è una chiamata speciale all’Amore secondo Cristo: essa «rende il cuore più libero di amare Dio. Libero dai doveri dell’amore coniugale, il cuore vergine può sentirsi, pertanto, più disponibile all’amore gratuito dei fratelli». Presuppone in coloro che la scelgono il pieno apprezzamento del matrimonio e la capacità di vivere bene la coniugalità-sacramento, se a questo stato di vita si fosse stati chiamati. Infatti, se, rispondendo ad un invito del Signore, i consacrati hanno rinunciato alla vita matrimoniale non è un atteggiamento di fuga o di svalutazione, ma solo per rispondere ad una elezione dello Spirito Santo. Ai coniugi cristiani risulta fondamentale la testimonianza della verginità-consacrata per tendere, con entusiasmo, alla santità – che è perfezione nella carità – costitutiva della vocazione al matrimonio. «La verginità ricorda agli sposi che devono vivere il matrimonio come un anticipo e una figura della comunione perfetta con Dio. Il “Tu” che ognuno cerca in definitiva è Dio: l’altro coniuge non può “saziare il desiderio illimitato di amore; le vere nozze sono quelle con Dio». Cos’è, in ultima analisi, la santità se non una vocazione a vivere con radicalità la “verginità secondo il Vangelo”? Ma è anche vero che la santità dei coniugi è una costante sollecitazione rivolta alla vita-consacrata ad attuare in pienezza la propria vocazione verginale. Matrimonio-sacramento, allora, non ha da temere di vedere sminuita la sua preziosità dalla esaltazione della verginità, né la verginità può vedere offuscata la sua “unicità” dalla valorizzazione del matrimonio-sacramento. Anzi, il contrario: ciascuna di queste chiamate – destinate ad integrarsi perché provenienti dallo stesso Spirito – si avvantaggia e gioisce nel vedere l’altra lodata per la sua bellezza (Mons. Petrocchi) Nella diversità tra la vita consacrata e quella matrimoniale, abbiamo una grande ricchezza che ha bisogno di essere valorizzata. La primitiva comunità cristiana più che sottolineare la diversità con gli altri evidenziava l’appartenenza comune, la comune fede in Cristo, la docilità allo Spirito Santo nel fare l’esperienza del risorto, attraverso la corresponsabilità e testimonianza. Il Papa con l’enciclica “Deus caritas est” ha posto in circolarità l’eros e l’agape: non c’è l’eros che viaggia su un binario e l’agape su un altro, ma tutti due sono strettamente correlati. L’eros non appartiene solo alle coppie e l’agape solo ai religiosi. L’EROS e l’AGAPE ci appartengono entrambe, sia che siamo consacrati che sposati. Tutti siamo chiamati ad essere esperti dell’amore in qualunque situazione ci si trovi. Siamo chiamati quindi a rivisitare la nostra capacità di amare perche il nostro fine di battezzati è quello di conoscere Dio-amore. Suor Anna Maria Vissani,asc

Dio si avvicina con amore e guarisce la vita

Marco 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. ….

Marco presenta il resoconto della giornata-tipo di Gesù, una cronaca dettagliata delle sue fondamentali attività quotidiane: guarire, pregare, annunciare. Guarire. E vediamo come il suo agire prenda avvio dal dolore del mondo: tocca, parla, prende per mano, guarisce. Come il primo sguardo di Gesù si posi sempre sulla sofferenza delle persone, e non sul loro peccato. E la porta della piccola Cafarnao scoppia di folla e di dolore e poi di vitalità ritrovata.

 Il miracolo è, nella sua bellezza giovane, il collaudo del Regno, il laboratorio del mondo nuovo: mostra che è possibile vivere meglio, per tutti, e Gesù ne possiede la chiave. Che un altro mondo è possibile e vicino. Che il regno di Dio viene con il fiorire della vita in tutte le sue forme. La suocera di Simone era a letto con la febbre, e subito gli parlarono di lei.

 È bello questo preoccuparsi degli apostoli per i problemi e le sofferenze delle persone care, e metterne a parte Gesù, come si fa con gli amici. Non solo la gratuità, quindi, ma anche tutto ciò che occupa e preoccupa il cuore dell’uomo può e deve entrare, a pieno titolo, nel dialogo con Dio nella preghiera.

 Gesù ascolta e risponde: si avvicina, si accosta, va verso il dolore, non lo evita, non ha paura. E la prese per mano. Mano nella mano, come forza trasmessa a chi è stanco, come a dire “non sei più sola”, come un padre o una madre a dare fiducia al figlio bambino, come un desiderio di affetto. Chi soffre chiede questo: di non essere abbandonato da chi gli vuole bene, di non essere lasciato solo a lottare contro il male.

 E la fece alzare. È il verbo della risurrezione. Gesù alza, eleva, fa sorgere la donna, la riaffida alla sua statura eretta, alla fierezza del fare, alla vita piena e al servizio: per stare bene l’uomo deve dare! Mano nella mano, uomo e Dio, l’infinito e il mio nulla, e aggrapparmi forte: per me è questa l’icona mite e possente della buona novella.

 Pregare. Mentre era buio, uscì in un luogo deserto e là pregava. Gesù, pur assediato dalla gente, sa inventare spazi. Di notte! Quegli spazi segreti che danno salute all’anima, a tu per tu con Dio, a liberare le sorgenti della vita, così spesso insabbiate.

 Annunciare. I discepoli infine lo rintracciano: tutti ti cercano! E lui: Andiamocene nei villaggi vicini, a predicare anche là. Gesù non cerca il bagno di folla, non si esalta per il successo di Cafarnao, non si deprime per i fallimenti che incontra. Lui avvia processi, inizia percorsi, cerca altri villaggi, altre donne da rialzare, orizzonti più larghi dove poter compiere il suo lavoro: essere nella vita datore di vita, predicare che il Regno è vicino, che «Dio è vicino, con amore, e guarisce la vita».

Ermes Ronchi – (tratto da www.avvenire.it) V domenica

Benvenuti

[easingslider id=”26″]

 

Siamo una comunità di consacrate Adoratrici del Sangue di Cristo (asc) che, in collaborazione con un sacerdote diocesano e con alcuni laici, organizza corsi e incontri per la formazione alla vita spirituale. Attualmente sono presenti Sr Anna Maria Vissani e Sr Maria Rosa Feretti; don Mariano Piccotti, parroco di Castelplanio, collabora con la piccola comunità.

Oltre ai corsi e incontri presso la sede del Centro, la comunità è disponibile ad animare esperienze e a offrire conferenze, riflessioni teologiche e corsi di spiritualità in Diocesi e altrove.

Dall’inizio (1986) sono stai stampati quaderni di spiritualità, libri di spiritualità pasquale, di preghiera, di ricerca teologico-pastorale (vedi PUBBLICAZIONI).