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ANELARE

27 lug

 10513408_795538663831284_4515721109638955354_n[1]Come la cerva anela

ai corsi d’acqua,

così l’anima mia anela

a te, o Dio. Sal 42,2

INVITO A SALIRE

23 lug

                      UN INVITO A SALIRE SULLA DOLCE COLLINA

DI CASTELPLANIO

Al centro di Spiritualità “Sul Monte” TEL. 0731 813408

 

-       25 luglio (venerdì) alle ore 21,00- CONSAPEVOLEZZA E FIDUCIA

  • 1° INCONTRO – esercizi di calma, silenzio e incontro con se stessi

 

-        26 luglio (sabato sera): femminicidio: CHI DA’ DA MANGIARE AL LUPO?

  • 1° INCONTRO SUI TERRAZZI DEL CENTRO
    • Ore 20 cena a buffet in giardino
    • Ore 21 danze e canti di introduzione; discutiamo insieme con la psicoterapeuta dott.ssa Simona Cardinaletti di Ancona

 

La leggenda dei due lupi
“Nonno, perché gli uomini combattono?”
Il vecchio, parlò con voce calma. “Ogni uomo, prima o poi è chiamato a farlo.
Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere.
Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.” “Quali lupi nonno?” “Quelli che ogni
uomo porta dentro di sé.” Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo
di silenzio che aveva lasciato cadere tra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchio
che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo. “Ci sono due lupi in
ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, menzogna
ed egoismo.” Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che
aveva appena detto. “E l’altro?” “L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità,
compassione, umiltà e fede.” Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva
appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità ed al suo pensiero. “E quale lupo vince?”. Il
vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti. “Quello che nutri di più.”
 

LA BELLA GIOIA DEL VINO BUONO

21 lug

Scan_Pic0001Il vino sulla tavola eucaristica è il vino più buono, perché transustanziato nel sangue più bello, quello dell’uomo più bello e più buono: “Non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio san­gue entrò una volta per sempre nel san­tuario” (Ebr 9,12).

L’Eucaristia è la grazia, ma anche la gioia della redenzione e dell’alleanza. E la bella grazia, la bella gioia, la grazia ve­ra, la gioia vera: perché nel suo calice il Cristo mescola entusiasticamente e là morte e la vita, per riconciliarci con la nostra morte e la nostra vita, nel suo sangue.

L’Eucaristia è questo sangue, e questo sangue è vino, vino inebriante: “Ci hai fatto bere un vino inebriante” (Ps 59,5), che ci dona un cuore paziente, ‘mette sulle labbra una parola pura e vera, incapace di irritarsi e di irritare.          .

Il sangue di Cristo, diceva A. Magno, è come il vino: attiva in noi la vita, la ri­mette in movimento, rigenera le arterie. E tutto noi guardiamo “Con sguardo se­reno e benigno”: il medesimo con cui il Padre guarda il sangue del Figlio suo.

Ad ogni Eucaristia, tutto rifiorisce in noi sotto una rugiada di sangue. Torna la luce serena e radiosa della primavera e, con la primavera, la festa della vita: la vera festa delle antiche antestèrie atenie­si, inneggianti al nuovo rigoglio, coppa in mano.

Solo il mistico, la cui anima è vino, ­amore-veri tà e il corpo calice-vigna, ‘co­nosce’ e proclama il vangelo del vino, che è il dolce sangue del Signore.

Solo il mistico dimora nella ‘casa del vino’ (Ct 2,4) con gioia serena. Là egli dis­seta la mente alla sorgente della sapienza di Dio, inebria il cuore del suo amore, ac­cende la memoria con le sue delizie.