LA RESURREZIONE

21 apr

La risurrezione è una pa73-Cristo-risorto-Maria-Maddalena[1]rola che il Signore rivolge a ciascuno di noi, dicendoci: “Sono risorto e ora sono sempre con te “La mia mano ti sorregge. Ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani. Sono presente perfino alla porta della morte. Dove nessuno può più accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, là ti aspetto io e trasformo per te le tenebre in luce”

“Vorrei che potessimo liberarci dai macigni

che ci opprimono, ogni giorno:

Pasqua è la festa dei macigni rotolati. E’ la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto,

videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno.

Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima

che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo;

che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro.
E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio,
della disperazione del peccato.
Siamo tombe alienate.

Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno,

la fine degli incubi, l’inizio della luce,

la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi,

uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto,

si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la Risurrezione di Cristo.”

(Don Tonino Bello)

 

 

 

LA COMPASSIONE DEL VENERDI’ SANTO

17 apr

CRISTO E ANGELOIl canto che si fa lamento nella processione del Venerdì Santo, è espressione di una partecipazione mistica alla GRANDE PASSIONE, a Cristo che ci ha salvati e liberati dal peccato e dalla morte eterna con la sua stessa carne, la nostra carne umana carica di sofferenza e di dolore, il dolore amoroso di un Dio che non ha mai smesso di amarci. La processione del Venerdì Santo non è un funerale, non è un pianto senza speranza, non è una fine, ma una partecipazione amorosa, un rivivere con il cuore la compassione di Gesù per l’umanità, per me, per noi, per quanti io desidero accompagnare in quel percorso di speranza. Dice San Leone Magno:  Colui che vuole onorare veramente la passione del Signore deve guardare con gli occhi del cuore Gesù Crocifisso, in modo da riconoscere nella sua carne la propria carne.

LA COMPASSIONE E’ VEDERE CON GLI OCCHI DEL CUORE.

I Canti con i quali il popolo esprime sentimenti di compassione e di partecipazione a quella PASSIONE unica e irrepetibile sono:  IL PIANGITO; EVVIVA LA CROCE; GESU’ MIO CON DURE FUNI: O FIERI FLAGELLI; VANITA’ DI VANITA’

Sono canti che esprimono una pietà popolare, la pietà della passione, vissuta con emozione, gratitudine, affetto e lacrime d’amore. Sono un po’ come il pianto di Gesù su Gerusalemme: “non hai compreso….. dice Gesù alla Città Santa…” Noi pure non abbiamo compreso… ma desideriamo versare lacrime d’amore, per essere partecipi di sì crudele morte del Buon Gesù inchiodato sulla croce: “spargete pel dolor amari pianti, movetevi a pietà, o figli amanti”. – si canta nel PIANGITO.

1. Piangete, in questo dì, mesti viventi, ch’è morto quel Gesù, che vi ha redenti…

E’ un invito e rivivere la passione non come narratori distaccati, ma con una profonda partecipazione, fino al pianto.

Il Cardinale John Henry Newman  invita a narrare la passione come un  rivivere sulla propria carne e sul proprio spirito, tutte le sofferenze fisiche e morali di Gesù; e così si ha l’impressione che egli porti in se stesso come san Paolo le stigmate di Cristo ( Gal 6,17) e provi una vera esperienza mistica.  Newmann esclama:  Vi è qualcosa di inesprimibile  nel suo viso, qualcosa che io non so spiegarmi. Forse perché egli porta TUTTI i pesi… Gli occhi mi fissano con fermezza e commuovono il mio cuore. L’alito è fragrante e mi trasposta fuori di me . Guarderò sempre quel viso e mai smetterò. ( dalla raccolta MEDITAZIONI E PREGHIERE)

2. E’ il cuore a muovere la gente dietro Colui che ci ha tanto amato. E’ il cuore che grida EVVIVA LA CROCE E CHI LA PORTO’.

LA CROCE. Noi, dopo più di venti secoli, l’abbiamo idealizzata, pensando unicamente al suo beneficio eterno per l’umanità; noi cristiani l’abbiamo, circonfusa di gloria, collocata in un cielo luminoso  di grandezza e di potere assoluto. Ma allora, quando la eressero sul Calvario nel luogo denominato Teschio, dobbiamo ricordarci che era il più ignominioso dei patiboli.

E su quel patibolo egli, il Signore, stese le braccia inchiodate dagli uomini nel gesto ultimo e supremo di accoglienza, nell’insuperato ed insuperabile culmine della compassione..  “Il Figlio di Dio, il re dei dolori, per noi peccatori, in croce spirò

3. “Gesù mio, sono stato io l’ingrato, Gesù mio perdon pietà”- S. Alfonso M. de Liguori, (1696-1787), noto teologo dal grande talento anche musicale e popolare, percorre i gesti di violenza sul volto e su tutto il corpo di Gesù. E lo fa invitando tutti a sentirsi  responsabili di questi gesti violenti sul nostro salvatore con i nostri peccati. “Gesù mio, la bella faccia, le sacre membra, la nobil fronte, la dolce bocca, le sante mani, l’amante Cuore… “ Solo il mistico è attento ai particolari di Colui che contempla, e porge l’orecchio del cuore  al grido di dolore, che vorrebbe far suo per alleviare la sofferenza dell’Amato suo Signore.   Newmann  è stato scosso dal pensiero di essere stato lui con i suoi peccati l’autore delle passione di Gesù, di avere percosso il suo volto, pieno di rimorso e di vergogna, dice: “ Non posso guardarti; mi allontano da te; mi copro il viso con le mani; mi prostro a terra… E’ un Purgatorio sopportare la tua vista, la vista di me stesso; io malvagio, tu santo”. Confortato poi dalla sua bontà e della sua condiscendenza, riprende coraggio e fiducia e prega: “ Ma fa che ancora una volta io guardi te che ho tanto incomprensibilmente oltraggiato, poiché il tuo viso è la mia sola vita, e la mia sola speranza e salvezza sta  nel guardare a te che io ho trafitto. In tal modo mi metto dinanzi a te; guardo nuovamente a te;  sopporto la sofferenza per purificarmi”.

4. Poi sempre sant’Alfonso interpella gli strumenti della passione che hanno colpito “il mio buon Signore”: o fieri flagelli,  spine crudeli, o chiodi spietati, o lancia tiranna,….”ferite quest’alma che causa ne fu”. E’ la partecipazione di chi vuole entrare nei sentimenti del suo Signore.

Ma che cos’è la compassione? Non è un semplice sentimento di simpatia, una lacrima di dolore o una elemosina più o meno ostentata. Si legge nel Dizionario Garzanti la seguente definizione: “…moto dell’animo che porta a soffrire dei mali altrui come se fossero propri”. Quindi “compassione” vuol dire aver “passione o sofferenza con”; vuol  dire patire, soffrire con chi patisce e soffre . Gesù soffriva di una molteplice sofferenza con la moltitudine; e solo nel lenire l’altrui sofferenza  egli trovava sollievo alla propria sofferenza.

5. VANITA’ DI VANITA’

Il testo viene da una canzone di san Filippo Neri ( 1515-1595)  che a sua volta ha preso ispirazione dal libro del Qoelet. Esprime l’inutilità di ogni cosa di fronte alla morte . Ma alla fine riconosce che l’unica cosa necessaria è l’amore ai poveri e la lode a Dio.

1. Di fronte alla morte tutto (  ricchezze ecc…) appare come vanità 2. La carità e l’amore mai ci mancherà.

Papa Francesco ad Assisi affermava: La Chiesa cattolica, dal più umile dei preti allo stesso Pontefice, deve liberarsi di ogni “vanità, prepotenza, orgoglio” e servire i più poveri della società, ha detto il Papa. Questa “è una buona occasione per invitare la Chiesa a liberarsi della mondanità“,. C’è un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanità che ci porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio”.

Il canto Vanità di vanità finisce così: Dunque, a Dio leviamo il cuore, / diamo a Lui tutto l’amore: questo mai non mancherà, tutto il resto è vanità!

Dice papa Francesco: “Dio è l’unicimagesJMWLLG68o che veramente salva e libera!..

(Sr Anna Maria Vissani)

PASQUA!

16 apr

PASQUA 2014

La resurrezione è una parola che il Signore rivolge a ciascuno di noi, dicendoci:

“Sono risorto e ora sono sempre con te. La mia mano ti sorregge. Ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani. Sono presente perfino alla porta della morte. Dove nessuno può più accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, là ti aspetto io e trasformo per te le tenebre in luce”.

Carissima/o,

auguro anche a te l’ esperienza profonda di questa mano che ti sorregge e ti accoglie anche nei momenti più tristi della vita. La mia amicizia vuole essere presenza discreta e vicinanza costante lungo il sentiero che ci avvicina a Dio e ci fa gustare la dolcezza della sua Presenza luminosa.

Auguri santi, auguri di pace, auguri di fraternità nel cuore del Risorto.

Suor Anna Maria Vissani