rinnovamento radicale

24 ago

538249_511175505592507_1147917515_n[1]E’ urgente per ognuno di noi, per le nostre comunità e per la società in cui viviamo mettere in moto un radicale rinnovamento. Racconta Geremia presso il vasaio ( cap.18 ): 1Questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore: 2«Prendi e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola». 3Io sono sceso nella bottega del vasaio ed ecco, egli stava lavorando al tornio 4Ora, se si guastava il vaso che egli stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli rifaceva con essa un altro vaso, come ai suoi occhi pareva giusto. Allora mi fu rivolta la parola del Signore: 6«Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele. 7Talvolta nei riguardi di un popolo o di un regno io decido di sradicare, di abbattere e di distruggere; 8ma se questo popolo, contro il quale avevo parlato, si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo pensato di fargli. 9Altra volta nei riguardi di un popolo o di un regno io decido di edificare e di piantare; 10ma se esso compie ciò che è male ai miei occhi non ascoltando la mia voce, io mi pentirò del bene che avevo promesso di fargli.

L’esperienza del profeta tocca il bisogno di superamento della prima alleanza.  Vive la sua attività profetica tra il 626 e il 587 a.C.

Questi vent’anni sono stati molto importanti per la vita del popolo ebraico. Il piccolo regno di Giuda, coinvolto nel gioco delle grandi potenze (Egitto, Assiria, Babilonia), finì per essere schiacciato dal vincitore Nabucodonosor, re di Babilonia.

Questi conquistò Gerusalemme una prima volta nel 597 a.C. Lasciò intatta la città, ma condusse in esilio il re Ioiachin e un certo numero di persone qualificate.

Dieci anni dopo, Nabucodonosor ritornò a Gerusalemme per punire una ribellione del nuovo re, Sedecia. Questa volta distrusse la città e il tempio del Signore e deportò a Babilonia buona parte della popolazione superstite, insieme al re Sedecia. Nel territorio di Giuda rimase soltanto la gente più povera, sfruttata e maltrattata da bande di soldati sfuggiti al massacro.

Nel quadro di queste vicende storiche si inserisce l’attività del profeta Geremia. Egli ricevette da Dio l’incarico di spiegare ai suoi contemporanei il significato della tragedia che stavano vivendo. In un primo momento il profeta sperò di poter convincere il suo popolo ad evitare la catastrofe nazionale. Si oppose ai re, ai capi, all’opinione pubblica del suo tempo, e lo fece non per calcoli umani, ma per fedeltà alla missione ricevuta da Dio, alla quale ubbidirà sempre nonostante le difficoltà interiori ed esteriori, che si manifestano nei suoi lamenti rivolti a Dio (vedi ad esempio 11, 18-12, 6; 15, 10-21; 17, 14-18; 18, 18-23; 20, 7-18).

Quando la catastrofe si rivelò inevitabile, il profeta affermò la necessità di accettare il predominio dei Babilonesi e fu, per questo, accusato di disfattismo e tradimento. Ma egli amava il suo popolo e suggeriva la sottomissione perché scorgeva in essa l’ubbidienza al piano di Dio. Il disastro nazionale e il rifiuto opposto alla sua predicazione gli fecero comprendere che il comportamento umano può essere mutato solo da una trasformazione del modo di pensare e agire operata da Dio stesso (31, 31-34). Sperando in questo, egli poté annunziare ai deportati in Babilonia e a quelli rimasti in Giudea la futura rinascita.

Il piano di Dio non è la distruzione, ma il rifacimento continuo e nuovo. L’antica alleanza ne preannuncia una nuova basata sul dono dello Spirito ( il fuoco e l’acqua ). Al Capitolo 31 il Signore dice:

     «Ecco verranno giorni – dice il Signore – nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. 32 Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. 33 Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. 34 Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».

Questo rinnovamento avviene con il Mistero pasquale di Cristo. (SrAnna Maria Vissani)

20 ago

3DUE APPUNTAMENTI

AL CENTRO DI SPIRITUALITA’

 “Sul Monte”

Castelplanio (AN)

tel. 0731 813408 // 3357013647

Agosto 2014

 

    * PARLIAMONE IN TERRAZZO  -  SABATO 23 AGOSTO

ORE 20 (cena a buffet a offerta) poi incontro sul tema:  LA COERENZA E’  ANCORA UNA VIRTU?    Don Mariano ne parla con il prof. Massimiliano Colombi, sociologo dell’ITM di Ancona

** RITIRO SPIRITUALE PER TUTTI (mini corso di Esercizi spirituali)  sul tema:

E’ tempo di misericordia

5100078417_0064a69398_b[1]dal 29 agosto ore 18 al 31 agosto ore 18 (prenotazione obbligatoria)

 

COME PREGARE

9 ago

I modi falsi di pregare

 MDM   L’insegnamento sulla preghiera del discorso della Montagna (Mt 6,5-15) ci presenta due modi falsi di pregare in contrapposizione a due modi “giusti”.

La nuova “giustizia” che i discepoli del Regno sono chiamati a “fare” ha un test sicuro nello stile della preghiera. Che si debba pregare, far digiuno ed elemosina è indubbio ma c’è uno stile che Gesù sottolinea con l’espressione “nel segreto“. E’ l’invito all’interiorità, alla profondità, all’autenticità.  C’è un modo di pregare proprio della gente che sa le regole, le osserva scrupolosamente e sente così di dover e poter dare così buon esempio a chi non sa…         Per i giudei la preghiera rientrava fra i doveri religiosi la cui puntuale esecuzione garantiva prestigio e buon nome; non era una società secolarizzata come la nostra.

Gli scribi e i farisei si sentono professionisti della preghiera. Così il loro rapporto con Dio viene strumentalizzato all’esibizione da offrire. Così la preghiera è ridotta a strumento, a mezzo.

La preghiera invece è un fine, il fine della vita, perché è comunione con Dio.

   Quello che ha valore     nella preghiera è la relazione genuina e profonda con il Padre.

Entrare nel segreto

C’è invece un modo giusto che è la preghiera “nel segreto”.

In contrapposizione alla piazza, nel ripostiglio, nel sotterraneo, a porte chiuse.  Notare come Gesù ci insiste.  Quello che ha valore nella preghiera è la relazione genuina e profonda con il Padre.  E’ la preghiera dei monaci che pregano nella cella (da celare = nascondere). Gesù non propone però una preghiera come intimismo, o individualismo compiaciuto.

 

Il Padre tuo è sempre anche il Padre nostro.

Solitudine non è isolamento.

E’ anche comunione, perché nel Padre ci sono tutti i fratelli. Il fatto è che le realtà più preziose maturano e si conservano in uno spazio oscuro, protetto non profanato dalla luce dell’esteriorità.  La camera ti protegge dal pubblico non dal prossimo, dalla piazza non dalla comunità. Oggi è forte il rischio di una vita data in spettacolo, recitata come una parte, dove l’interpretazione di un ruolo che gli altri debbano ammirare o che assegnano diventa più importante. dell’essere veramente se stessi. In piazza è difficile essere se stessi. Una preghiera autentica ha bisogno dell’autenticità, della verità della vita.   La cella ci salva dal pericolo della maschera. Dio vede quello che c’è in ogni uomo (Gv 2,25) e noi  non abbiamo paura di lasciarci guardare perché sappiamo che Dio ci ricompenserà, ci apprezzerà, ci colmerà della sua presenza. Lo sguardo di Dio è assolutamente affidabile. “Chiudere la porta”è garanzia di verità.

C’è un altro modo di pregare che è proprio dei pagani. Questi credono di venire esauditi, di piegare Dio ai propri desideri, ripetendo formule e invocazioni. Come se Dio fosse distratto e noi dobbiamo convincerlo, dobbiamo informarlo. Dio sa di che abbiamo bisogno e noi possiamo essere liberi e certi della provenienza di Dio. (Mt  6, 25-34). Dio non potremmo mai condizionarlo e non dovremmo strumentalizzarlo e ridurlo a forza da piegare alle  nostre necessità. La preghiera non serve a Dio, serve a noi; non è una prestazione umana alla divinità, come nel paganesimo.  Dio non ha bisogno di nulla (Salmo 50).  Noi abbiamo bisogno di entrare in comunione con Lui e Lui è sempre disponibile.  Gesù invita a fuggire questo modo pagano di pregare in nome della fiducia del Padre, che è sempre presente. Prego con la serenità di un figlio, con la genuinità di un rapporto di amore?

Entrare nella preghiera di Gesù e con Gesù

La catechesi di Matteo sulla preghiera diventa poi esplicita con la proposta di una preghiera. Il “Padre nostro” è una composizione ritmica in due strofe di tre stichi ciascuna.

L’invocazione iniziale dà il tono a tutta la preghiera. E’ Gesù e noi con Lui che prega il Padre con la serena fiducia di essere sempre ascoltato ed esaudito. Le domande sono incentrate su due poli: la signoria sovrana di Dio e i bisogni fondamentali dell’uomo (notare come sulle prime l’accento è posto sul “tuo” e nella seconda serie sul “nostro”).

La sostanza della novità di questa preghiera sta nel volto di Dio Padre, rivelato per mezzo di Gesù ce permette a tutti i discepoli di cedere al Padre. La novità sta anche nell’aver legato strettamente la preghiera al comportamento pratico che in questo caso è legato al perdono reciproco (cfr. Mt 22, 34-40). Dunque un altro criterio per la verifica della nostra preghiera è vederla in azione nelle relazioni con il “prossimo”.

Il silenzio di Dio è certamente la prova più grande per l’uomo religioso e per il suo stile di preghiera. Gesù presente in mezzo ai suoi, ieri come oggi, assicura che Dio è sempre per noi. Gesù è ponte sicuro che ci apre al volto di Dio. Questa opera di ritorno al Padre, Gesù la compie con noi.

Dice il Concilio: “Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. E’ presente nel sacrificio della Messa sia nella persona del ministro …sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. E’ presente con la sua virtù nei sacramenti di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. E’ presente nella sua parola, giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura, è presente infine quando la chiesa prega e loda Lui che ha promesso: “Dove sono due o tre  riuniti nel mio nome, là sono io, in  mezzo a loro” (Mt 18,20)

In questa opera  così grande con la  quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a Sé la Sua Chiesa., sua sposa amatissima, la quale prega il suo Signore e per mezzo di Lui rende culto all’Eterno Padre”.Pregare è allora un atto di amore per ciascuno di noi e Gesù Cristo presente, un atto che ha bisogno di segni (parole gesti) un atto rivolto verso il Padre che da sempre ci chiama.

UN TESTIMONE ….E LA SUA PREGHIERA

 

Niente io   posseggo di per me stesso;

tutto è donato da Te

e diventa mio solo se   lo ricevo da Te.

E continuamente io   ricevo me stesso dalle tue mani.

Così è e così deve   essere.

Questa è la mia verità   e la mia gioia.

Continuamente il tuo   occhio mi guarda; d

ed io vivo del tuo   sguardo,

Tu mi creatore,

Tu mia salvezza.

Insegnami a   comprendere,

nella pace della Tua   presenza,

il segreto del mio   essere.

E del mio essere per   mezzo Tuo,

da parte Tua,  e per Te.

 

ROMANO GUARDINI

E’ uno dei più importanti teologi e filosofi religiosi cattolici della prima metà del secolo.   Di origine italiana ma insegnante in Germania, dal 1923 tenne a Berlino la cattedra di “filosofia della religione e visione cristiana del mondo”.

Allontanato dal nazismo dalla cattedra, riprese poi nel 1945 ad insegnare prima a Tubinga poi a Monaco. Nella sua visione dell’uomo afferma che: “l’uomo è fondato nel suo essere e nel suo significato dalla chiamata di Dio”.

Con la sua attività di studioso, scrittore e predicatore, ha esercitato un’influenza notevole sulla chiesa e soprattutto sul movimento liturgico. Molti sono i saggi filosofici e teologici da lui scritti.

Noi ricordiamo qui: “Lo spirito della Liturgia” (1918), “Il Signore” (1937), “I santi segni”, “Introduzione alla preghiera” (1948). Le sue preghiere sono state raccolte dalla Editrice Morcelliana di Brescia. Lo scopo di tutta la sua riflessione è sempre stato quello di “annunciare Lui, il Suo Messaggio e la sua opera”, perché sapeva benissimo che “tutto è donato” e noi non possediamo niente di nostro.

 


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