A NOI IL COMPITO!
19 mag
Con la morte e il seppellimento di Gesù è avvenuta una separazione tra lui e i discepoli, e la resurrezione non ripristina la situazione precedente, quella di un’esistenza vissuta insieme, ma origina un altro modo con cui Gesù, Risorto e Vivente, si rende presente alla sua chiesa. La resurrezione significa che l’uomo Gesù è stato reso da Dio Signore e Messia (cf. At 2,36), è stato innalzato fino a partecipare per sempre alla vita di Dio; ebbene, i vangeli hanno espresso tutto ciò mediante l’immagine dell’assunzione al cielo di Gesù, così come al cielo era stato innalzato il profeta Elia (cf. 2Re 2,1-14).
L’evangelista Marco (16,15-20) fa una sintesi di tutti gli eventi riguardanti la resurrezione di Gesù, e afferma: “Il Signore Gesù fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio”. Nel dire questo, Marco non dimentica però che la fede nel Risorto si è fatta strada con grande difficoltà nei cuori dei discepoli; per ben due volte, infatti, si vede costretto a scrivere che essi “non vollero credere” (Mc 16,11.13), aggiungendo che Gesù stesso “li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore” (Mc 16,14). Anche dopo la Pasqua la comunità degli undici e dei discepoli merita il rimprovero di Gesù, allora come oggi; e tuttavia è proprio a questa comunità, barca traballante e sballottata, che Gesù affida la missione! È paradossale ma è così: il Signore Gesù conosce la nostra incredulità e volge ad essa il suo sguardo compassionevole, eppure ci chiede ugualmente di andare tra gli uomini, di “annunciare la buona notizia della resurrezione a tutte le creature”, perché tutte in attesa della redenzione (cf. Rm 8,22-23), e di ricordare che quanti, pur raggiunti dal Vangelo, non vi aderiscono, percorrono una strada rovinosa e mortifera. Quest’ultimo ammonimento del Signore va applicato innanzitutto a noi cristiani, che abbiamo conosciuto e annunciato la buona notizia. A noi il compito di credere in Lui e di presentare e comunicare il Vangelo, narrare il volto di Dio, agire quali uomini e donne di fede nella storia e nel mondo, perché coloro che non credono possano conoscere Gesù e entrare nella Luce della Salvezza. Il Vangelo che può destare la fede non è affidato a un libro o a uno strumento di comunicazione, ma a noi:è la nostra vita che deve essere un racconto del Vangelo. Noi siamo nel mondo le mani e la bocca del Dio invisibile (cf. Gv 1,18; 1Gv 4,12), ed è guardando a noi che gli uomini possono decidere se credere al Vangelo o rifiutarlo: “risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere belle e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,16). Sta a noi essere consapevoli che il Risorto, in questo tempo della sua assenza fisica, agisce in noi, a patto che siamo capaci di andare nella compagnia degli uomini, restando fedelmente alla sua sequela.



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